Lunghezza complessiva: circa 165 km
Durata 1 giorno

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un ampio e articolato “tour” del vulcano che consente di apprezzare gli aspetti caratteristici del territorio etneo. In un solo giorno si possono visitare le due stazioni turistiche dalta quota, alcuni interessanti centri pedemontani, toccando tutti i versanti dellEtna.

Si parte da Nicolosi dove ha sede il Parco dellEtna, considerato una sorta di “porta dingresso” dellEtna. Vivace e importante centro, luogo di villeggiatura estiva e di sport invernali, merita una visita. Si consiglia in particolare di recarsi al locale museo vulcanologico per avere unidea generale della struttura e dei molteplici, straordinari fenomeni che interessano il territorio che si vuole visitare.
Lasciato il centro abitato, imboccando la provinciale che conduce al vulcano si incontra dopo due chilometri la imponente mole dei Monti Rossi, i crateri formatisi in occasione delleruzione del 1669, gli stessi da cui fuoriuscirono le colate laviche che distrussero parzialmente Catania e giunsero sino al mare.
Si prosegue ancora per quattro chilometri lungo la provinciale 92 seguendo le indicazioni per il Grande Albergo del Parco. Dopo aver lasciato la vecchia strada dellEtna si svolta a sinistra sulla provinciale per Adrano e la si percorre, attraversando i frutteti della Milia, sino ad incontrare sulla destra (Km 13) la deviazione segnalata per il Grande Albergo del Parco. In ripida salita attraverso una stradella asfaltata (aperta al traffico in occasione delleruzione del 1983), si abbandona la fascia coltivata e si incontra quindi una folta pineta, interrotta da un ampio campo lavico.
Il Grande Albergo del Parco si trova appena fuori dal bosco, allinzio di Piano Vetore (m 1730), esso è stato acquistato dallEnte Parco e adibito parzialmente a punto base per lescursionismo. Si prosegue verso il rifugio Sapienza (m 1910), raggiungendo così la quota massima dellintero itinerario. Di fronte al rifugio si trova la partenza della funivia che in quindici minuti consente di salire a 2500 metri di quota nella zona della Montagnola, dalla quale un servizio di fuoristrada permette di raggiungere agevolmente la zona sommitale del vulcano.

Litinerario prosegue in direzione Zafferana Etnea, fiancheggiando lalta parete meridionale della valle del Bove. Superata la località Pian del Vescovo si può effettuare una deviazione di 10 chilometri verso Pomiciaro per raggiungere uno spettacolare belvedere sulla parte terminale della valle del Bove, sulla sottostante Val Calanna e sulla fascia costiera compresa fra Riposto e Taormina.
In particolare si ha una buona veduta dinsieme sul teatro delleruzione del 1991-93.

Dopo Zafferana si prosegue verso Milo (nei cui pressi si trova un secolare esemplare di Leccio che ha un diametro di 10 m e unaltezza di 29 ed è conosciuto localmente come lIlice di Carrinu) e Fornazzo, da cui ha inizio la strada Mareneve che risale il versante sud-orientale del vulcano sino al rifugio Citelli (bel panorama sulla vallata dellAlcantara e su Taormina), posto a 1741 metri di altitudine allinterno di un antico cratere.

Si ridiscende dal rifugio Citelli e si prosegue attraversando lestesa colata del 1865 di cui si vedono le vicine bocche effusive (i monti Sartorius), sino ad incontrare la deviazione per Piano Provenzana (Km 68), la località posta ai margini della secolare pineta di Castiglione e Linguaglossa che rappresenta il polo di attrazione turistica del versante nord-orientale. Anche da Piano Provenzana (m 1810) funziona un servizio di mezzi fuoristrada che raggiunge la zona dei crateri sommitali. Cinque impianti di risalita e piste per lo sci di fondo ne fanno inoltre una attrezzata stazione per gli sport invernali.

Si scende verso Linguaglossa attraversando il suo lussureggiante bosco costituito nella parte alta soprattutto da Pino laricio, che in basso lascia il posto alla Roverella. A Linguaglossa è possibile visitare il Museo allestito dalla Pro-loco che illustra sinteticamente la flora, la fauna e la geologia dellEtna e contiene una raccolta di oggetti utilizzati nelle antiche attività agricole e artigianali della zona.

Litinerario prosegue attraverso la statale 120, toccando i piccoli borghi di Rovittello, Solicchiata, Passopisciaro, rinomati per gli estesi vigneti che contraddistinguono il paesaggio e per le belle ville che punteggiano la campagna, con rilevanti presenze proprio nei pressi della strada statale. Dopo labitato di Montelaguardia (Km 103) si valica la colata del 1981, della quale è facile seguire visivamente il tracciato lungo il fianco della montagna sino alle bocche effusive.

Leruzione del 1981 per pochi, lunghissimi giorni fece seriamente temere per la sorte della storica città di Randazzo. Costruita sulle ultime propaggini del territorio etneo, sulle sponde del fiume Alcantara, questa cittadina conserva la sua impronta medievale. Numerosi i monumenti da visitare, si segnalano in particolare le tre chiese che svettano allinterno del centro storico: S.Maria, S.Nicolò, S.Martino, il restaurato Palazzo municipale, la via degli Archi. Di rilevante interesse il Museo di scienze naturali (chiuso il lunedì), costituito principalmente dalla collezione ornitologica Priolo ricca di 2.250 esemplari e il MuseoVagliasindi al Castello, che ospita preziosi reperti archeologici del periodo ellenistico.

Oltrepassato Randazzo si percorre lampio spartiacque posto a cavallo fra le vallate dellAlcantara e del Simeto, si prosegue lungo la statale 284 verso Maletto (m 960), uno dei più alti comuni pedemontani. Da qui si può compiere una deviazione di 8 chilometri per andare a visitare lAbbazia di Maniace, fondata nel 1174 e donata da Ferdinando II di Borbone allammiraglio Nelson nel 1799, quale segno di riconoscenza per la collaborazione data alla repressione dei moti di Napoli. Il pregevole complesso monumentale, completato dalla residenza degli antichi proprietari e da un vasto giardino, è infatti localmente noto come “castello di Nelson”.

Litinerario continua dallaltopiano di Maletto in direzione di Bronte, dove ha inzio larea tradizionalmente coltivata a pistacchio. Grazie alla tenacia dei coltivatori questo tipo di coltura, originaria dallAsia Minore e portata dagli Arabi in Sicilia, è stato impiantato nei vasti campi lavici che ricoprono il territorio fino ad Adrano, dove si produce circa il 90% della produzione nazionale. Recentemente al Pistacchio verde di Bronte è stata riconosciuta la Denominazione dOrigine Protetta.

Con numerose svolte la statale si snoda in mezzo a una campagna fittamente punteggiata da costruzioni rurali, raggiungendo dopo il Km 137 lingresso della cittadina di Adrano (da visitare il pregevole Museo archeologico nel Castello normanno, che ospita preziosi reperti dellantica città greca di Adranon e della città greco-sicula del Mendolito sul Fiume Simeto).

Si percorre la provinciale Adrano Monte San Leo per Nicolosi. La carreggiabile si inoltra in mezzo agli ulivi, mandorli, fichidindia e viti coltivati spesso in modo promiscuo. Superata la fascia delle colture si incontrano i castagneti della Feliciosa e la deviazione segnalata per Monte Intraleo .
Il “tour” viene completato raggiungendo, allaltezza della contrada Milia, il bivio per il Grande Albergo del Parco e ripercorrendo per breve tratto il tragitto iniziale, si fa così ritorno (Km 165) a Nicolosi.