10° ITIN. 5 GG. ANTROPOLOGICO

10° ITINERARIOTIPOLOGIA DELL’ITINERARIO: ANTROPOLOGICO
TIPOLOGIA DEI VIAGGIATORI: FAMIGLIE / GIOVANI / ANZIANI
PERIODO DELL’ITINERARIO: ANNUALE

1° GIORNO: CATANIA
Dopo la prima colazione si raggiunge CATANIA e nella visita del centro storico si porrà particolare attenzione ai monumenti barocchi della città. In particolare la Piazza del Duomo, armoniosa e bella si presenta cinta da palazzi barocchi e mantiene intatta la disposizione che volle Giovan Battista Vaccarini, artefice fra i più importanti e prolifici della ricostruzione della città dopo il terremoto del 1693. Si noti la Fontana dell’Elefante, un monumento molto particolare composto da un elefante di pietra lavica che regge un obelisco egiziano, la Cattedrale di Sant’Agata con la sua splendida facciata e il prospetto laterale, opera del Vaccarini ed il magnifico Palazzo del Municipio. Da ricordare come esempio mirabile del barocco catanese il superbo Palazzo Biscari, la scenografica Via dei Crociferi e il Monastero dei Benedettini. Nella visita della città, un posto importante meritano il Castello Ursino, con all’interno il Museo Civico, il Museo Belliniano, il Museo dello Studio e il Museo Diocesano. Dal tre al cinque febbraio si celebra a Catania la festività di Sant’Agata. Festa religiosa tradizionale che richiama grandi masse di devoti che ricordano il martirio della santa patrona della città. Tre giorni di suoni e luci sfavillanti in quella che è considerata, per importanza, la terza festa al mondo.
Si procede alla degustazione di piatti tipici e dolci tradizionali che sono da sempre vanto della cucina tradizionale catanese, come la celeberrima “Pasta alla Norma” condita con salsa di pomodoro, melanzane fritte, basilico e ricotta salata; le “Scacciate” torte di pane farcite di formaggi locali e verdure, le “Crespelle” frittelle ripiene di ricotta o acciughe. Il pranzo e la cena si consumeranno in un ristorante tipico catanese. In serata rientro in albergo per il pernottamento.


2° GIORNO: ACICASTELLO- ACIPLATANI - MACCHIA DI GIARRE
Consumata la prima colazione si giunge ad ACICASTELLO, che rappresenta l’origine primigenia dell’Etna, e ci si soffermerà ad ammirare le formazioni laviche primitive che si fanno risalire al Pleistocene medio inferiore. In questi luoghi le formazioni eruttive sono associate a depositi argillosi come si evidenziano nel gruppo delle Isole dei Ciclopi e nell’Isola Lachea ad Acitrezza. Queste masse argillose non sono state mai perforate dal Quaternario. In po’ più a sud, verso Acicastello si sono avuti i primissimi rigurgiti lavici in ambiente submarino con delle formazioni laviche caratteristiche dette a “cuscino” per la loro forma arrotondata, come si può riscontrare nella rupe di Acicastello. Da notare questi imponenti ammassi di grossi globi basaltici, ciascuno dei quali è coperto da una crosta vetrosa e internamente diviso in prismi Si visita il castello normanno eretto nel 1076 da Ruggero di Lauria, oggi interessante esempio di monumento museo, che conta quattro sezioni: mineralogia, paleontologia, archeologia e acquario del mediterraneo. Si può continuare la visita con Acitrezza, delizioso porticciolo di verghiana memoria. Si consiglia un giro in battello per la visita dell’Isola Lachea e delle Isole dei Ciclopi. Pranzo tipico in un ristorante tradizionale.
Si prosegue per ACI PLATANI, dove si visita il museo della civiltà contadina, che presenta la ricostruzione di una tipica abitazione rurale, dove gli ambienti e i vari oggetti riproducono i momenti della vita quotidiana di una famiglia contadina. Viene proposto un percorso incentrato sulla memoria e sulla presentazione degli aspetti sociologici e antropologici inerenti la cultura contadina etnea dell’ottocento. Il museo ha così realizzato il nobile scopo di recuperare e difendere le diverse manifestazioni creative dell’uomo, quali le tradizioni popolari, gli antichi mestieri e gli oggetti del vivere quotidiano del passato.
Infine si raggiunge MACCHIA DI GIARRE, per visitare il Museo degli Usi e dei Costumi delle Genti dell’Etna. Il museo vuole recuperare le memorie storiche della quotidianità contadina locale. Sono stati ricostruiti accuratamente i vani di una masseria con l’esposizione di attrezzi agricoli, indumenti, ricami, dagherrotipi e fotografie antiche. La particolarità di questo museo è quella di far rivivere le vari feste dell’anno secondo le vecchie tradizioni popolari. Si rientrerà in albergo per la cena e il pernottamento.


3° GIORNO: ETNA Sentiero Escursionistico Piano Provenzana - Monte Nero - LINGUAGLOSSA
Effettuata la prima colazione si arriva sull’ETNA, per scoprire il Sentiero Escursionistico nel Parco dell’Etna, Piano Provenzana Monte Nero, che offre una breve passeggiata nelle zone immediatamente adiacenti Piano Provenzana, dove potrete apprezzare la bellezza della pineta e la forza prorompente di un vecchio complesso eruttivo.
Si continua con LINGUAGLOSSA, per il pranzo e la visita del centro che comincia con la chiesa Madre, la cui fondazione risale al 1613. La facciata si compone di sapienti cromatismi ottenuti con l’uso alternato della pietra lavica e di quella arenaria. All’interno si conservano preziosi dipinti, e dietro l’altare maggiore è posto il magnifico coro ligneo con bassorilievi, sculture e fregi. È un opera di superba fattura del 1728 realizzata dagli intagliatori catanesi Turrisi e Cirolli. Ogni spalliera contiene un bassorilievo intagliato con una scena della vita di Gesù.
Di enorme interesse è la chiesa dell’Immacolata con la bellissima pala raffigurante la Madonna. Sull’altare vi è la più eccelsa fra le opere conservate a Linguaglossa: la famosa “Custodia” di Pietro Bencivinni, che la scolpì tra il 1708 e il 1710. Di proporzioni monumentali è una realizzazione di squisita fattura.
Infine per completare la visita del paese si può raggiungere il museo delle Genti dell’Etna. È un museo etnografico che raccoglie reperti naturali e di manufatti che tengono viva la memoria di un passato naturale quanto artigianale. Linguaglossa è famosa per i suo vigneti che producono diversi vini DOC, e la produzione di nocciole che tanta parte ha nella preparazione di dolci tipici. Sono dei veri protagonisti della gastronomia la celebre salsiccia e i funghi porcini. Si deve menzionare l’ottimo miele sia di ginestra che di castagno. La festa del santo patrono si celebra l’1 settembre, mentre quella del compatrono, S.Rocco si festeggia il 16 agosto. In luglio si organizza il pentathlon dell’Etna, in agosto l’estate linguaglossese, in ottobre la settimana dell’Etna. In serata si rientrerà in albergo per la cena e il pernottamento.


4° GIORNO: ETNA Sentiero Escursionistico Case Pirao – Monte Spagnolo - Cisternazza - CASTIGLIONE
Dopo la prima colazione, si raggiunge l’ETNA, per l’escursione effettuata lungo il Sentiero Escursionistico Case Pirao- Monte Spagnolo- Cisternazza, che richiede complessivamente mezza giornata; quest’itinerario in pieno versante nord dell’Etna, in cui i principali motivi di interesse sono l’apparato eruttivo del 1981 e la faggeta di monte Spagnolo.
Si prosegue per CASTIGLIONE DI SICILIA, per un pranzo tipico, e una visita che comincia con il Castello ingrandito dai Normanni che costruirono tre roccaforti collegate da passaggi sotterranei, che costituivano tutto quel complesso militare attorno al quale sorse di seguito il paese, poi circondato da poderose mura difensive. Accanto al castello sorge una delle chiese di maggior pregio fra quelle castiglionesi: la basilica della Madonna della Catena. La sua costruzione risale alla metà del XVII secolo e si erge su una breve gradinata. La facciata di stile barocco in pietra arenaria di Siracusa è grezza ma possiede una luminosità particolare, si nota inoltre, un bel portale a colonne tortili e in due nicchie la statua di S.Filippo e quella di S.Giacomo. Sull’altare maggiore si trova una statua della Madonna della Catena realizzata in marmo di Carrara che risulta essere l’opera di maggior pregio della chiesa, scolpita probabilmente da Giacomo Gagini nel 1543.Le altre tre chiese di notevolissima importanza, sia per la loro architettura che per gli arredi sacri contenuti ai loro interni sono nell’ordine del giro turistico: la chiesa di S. Antonio Abate, quella di S.Pietro e quella della Madonna del Carmine. Un aspetto naturalistico di fondamentale importanza, che ricorda da sempre Castiglione è la presenza, nel suo territorio delle sorprendenti Gole dell’Alcantara, lunghe circa mezzo chilometro, che presentano delle belle pareti di basalto alte anche 50 metri. Percorrerle da la magnifica sensazione di immergersi nella natura ammirando i giochi di luce e di acqua che si riflettono nelle pareti laviche. Castiglione è chiamata “città del vino” per i pregiati vini DOC che vi vengono prodotti, ma non possiamo dimenticare l’antica tradizione della coltivazione della nocciola. L’artigianato castiglionese ha un vanto da sempre celebrato, i ricami a punto ago fra i più belli e preziosi fra quelli realizzati in Sicilia. La gastronomia si ricorda per i maccheroni caserecci al sugo di coniglio, la caponata di verdure, e tra i dolci i famosi “sciauni” cioè una sfoglia di pasta farcita di ricotta, zucchero e cannella e poi fritta. La festa della patrona, la Madonna della Catena, si celebra la prima domenica di maggio, con un giro del fercolo per le suggestive viuzze del centro cittadino. Le sagre sono quella del ricamo nei castelli in giugno, e quella dell’estate castiglionese in agosto. La cena e il pernottamento in albergo.


5° GIORNO: RANDAZZO- BRONTE
Dopo la prima colazione, si visita RANDAZZO, iniziando dalla chiesa di S. Maria, opera di espressiva importanza in stile normanno-svevo, dove dell’originaria struttura rimangono le tre absidi e i torrioni. La chiesa è costruita con blocchi di pietra lavica e nella facciata e nel campanile spiccano motivi a contrasto in pietra bianca. L’interno è in stile rinascimentale, a tre navate a croce latina e vi si conservano un affresco della madonna del Pileri, e molto altri dipinti di celebri autori. L’altare maggiore è del 1693 in stile barocco. Sul timpano è posto lo stemma della famiglia nobiliare dei De Quatris. Tra gli oggetti preziosi custoditi, ricordiamo il crocifisso ligneo del Pintorno, il calice del re Pietro d’Aragona e il sarcofago in pietra lavica della baronessa De Quatris del 1564. Proseguendo per Via Umberto, si arriva a Piazza Municipio dove si trova il Palazzo Comunale, che occupa un antico convento con chiostro. Nel laterale della piazza vi è la via degli Archi, sormontata da archi a sesto acuto e belle bifore del ‘300.Oltrepassata questa via si giunge in Piazza S.Nicolò dove è posta la chiesa omonima del XII secolo; all’interno una fonte battesimale del XII secolo di fattura bizantina, un bel crocifisso dipinto su legno e altri preziosi arredi sacri. Altra importante chiesa è quella di S.Martino, a tre navate con facciata barocca in pietra lavica, un magnifico campanile gotico del ‘300 e due leoni in pietra arenaria collocati sul portale d’ingresso; all’interno una fonte battesimale in marmo rosso e un reliquiario d’avorio del ‘300. Nella stessa piazza si trova il castello svevo, superstite costruzione delle otto torri che circondavano la città. È oggi museo dei pupi siciliani. La festa della patrona, la Madonna Assunta, si celebra il 15 agosto con una processione del tradizionale fercolo alto venti metri che rievoca in tutta la sua bellezza i misteri mariani. Per il Natale sono famosi i Presepi viventi. Il pranzo si consumerà presso un ristorante tipico.
Nel pomeriggio si visita BRONTE,iniziando con il santuario dell’Annunziata, patrona di Bronte, al cui interno è custodito il bellissimo gruppo marmoreo dell’Annunciazione di Maria dello scultore palermitano Antonello Gagini. Da notare durante il giro turistico il real collegio Capizzi del 1778, uno dei riferimenti storico – culturali tra i più importanti di Sicilia, in quanto istituto dove hanno studiato alcuni importanti scrittori siciliani. Non lontano dal paese si trova l’abbazia di Maniace che prende il nome dal famoso generale bizantino Giorgio Maniace, che sconfisse i Saraceni proprio in questi luoghi. Per commemorare il successo della sua vittoria e come devozione alla Madonna, Maniace depose un’icona di Maria. Lì la regina Margherita di Navarra, moglie di Guglielmo I, volle la costruzione di una chiesa, edificata insieme con un grande monastero, che prese il nome di S. Maria dalla sempre crescente devozione per l’icona. Il monastero fu affidato ai benedettini, e poi ai frati basiliani che l’abbandonarono dopo il terremoto del 1693. Il re di Napoli Ferdinando I di Borbone donò l’abbazia all’ammiraglio inglese Horatio Nelson, come tributo di riconoscimento all’aiuto dato durante i moti repubblicani di Napoli. L’abbazia fu ricostruita e trasformata in dimora residenziale di campagna. Gli eredi di Nelson, ne sono stati proprietari fino al 1981 anno in cui il comune di Bronte ha acquistato il castello e il parco, che oggi si possono visitare come museo.
Un vanto della gastronomia brontese è il pistacchio perno fondamentale di tutta l’economia brontese che è utilizzato largamente nelle preparazioni gastronomiche, dalla pasta casereccia preparata con farina e pistacchio, ai dolci e gelati che presentano sempre questo aromatico verde ingrediente. La festa del santo patrono, S.Biagio, si celebra il 3 febbraio. La famosa sagra del pistacchio si tiene nel mese di ottobre.